Dalle dediche a Radiofreccia. La radio delle emozioni

di Valeria @librosi.lab

La radio ci accompagna e in qualche modo ci aspetta. Non è incalzante, ha ritmi ‘slow’ potremo dire. La radio ci parla. È antica eppure moderna, mantiene la sua freschezza e il suo successo… e di ricordi legati alla radio credo che ognuno possa averne tanti.

Personalmente penso con nostalgia il periodo in cui andavano di moda le dediche fatte insieme ad una canzone. Era il periodo delle tante radio anche locali, indipendenti, radio che magari hanno contribuito a fare un piccolo pezzo anche della nostra storia.

La radio è stata una sorta di ‘social’ della prima ora, ricordate le dediche? con quella frase abbinata ad una canzone speravi che la persona a cui stavi rivolgendo fosse in ascolto e ricambiasse. Una dichiarazione, una richiesta di perdono, un augurio.

Tra le mie preferite cito Radio Subasio con la trasmissione ‘Per un’ora d’amore’, Radio Kiss Kiss con la Dedicheria, o ancora Radio Mondo con Dediche su dischi a richiesta.

E poiché stiamo parlando di emozioni, come non ricordare il famosissimo monologo fatto proprio alla radio nel film diretto da Ligabue, ‘Radiofreccia’, in cui di Stefano Accorsi, alias Ivan Benassi detto Freccia, affida alla radio la sua poetica confessione. Ascoltiamolo ancora…

che ci siate oppure no, ho una cosa da dire
 
…Un mio amico dice che se uno non crede in certe cose non crede in niente. Mbe, non è vero, anche io credo…
 
Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards.
 
Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa, che vuole l’affitto ogni primo del mese.
 
Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi.
 
Credo che un’Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.
 
Credo che non sia tutto qua, però prima di credere in qualcos’altro bisogna fare i conti con quello che c’è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche dio.
 
Credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecento mila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose.
 
Credo che c’ho un buco grosso dentro, ma anche che, il rock n’ roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici beh ogni tanto questo buco me lo riempiono.
 
Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi nemmeno se sei Eddie Merckx.
 
Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri.
 
Credo che per credere, in certi momenti, ti serve molta energia..
 
…e allora ricaricatevi con questa…

Le emozioni che la radio ci offre ancora oggi sono tante. In qualche modo questa amica che ascoltiamo in macchina o mentre siamo in casa o in qualche locale, motiva tante ore della nostra vita.

di @librosi.lab

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