Il paradosso di Epimenide

Autore: Enrico Francesconi (Lamporecchio, 1966), vive a Pistoia. È ingegnere informatico, ricercatore del CNR e, attualmente, è funzionario del Parlamento Europeo. Ha scritto numerosi articoli e saggi sui temi dell’innovazione tecnologica. “Il Paradosso di Epimenide” è il suo romanzo d’esordio.

Altre opere: numerosi articoli e saggi sui temi dell’innovazione tecnologica

Casa editrice: eBiblio

Prima pubblicazione: 15 dicembre 2021

Numero di pagine: 220

Genere: narrativa

Saga: volume I

Prezzo: € 8,99 kindle

Trama: Giorgio Morandini è un ricercatore del Centro delle Ricerche per le scienze cognitive e tecnologie della conoscenza, posto in cima a una collina di un innominato paese. La sua è una vita rutinaria, in bilico fra ubbidiente pratica scientifica e l’ambizione a un assoluto romantico, sintetizzato dall’ambire a progettare un calcolatore in grado di scegliere autonomamente e avvicinarsi ai caratteri dell’intelligenza umana.
Ma in un’estate più lunga e calda del solito, nella sua quotidianità irrompono due persone che stravolgeranno tutto: Tommaso, un collega del Centro che lo sprona a costruire un’intelligenza artificiale utilizzando materiale biologico (un cervello conservato presso i loro laboratori); e Alessandra, una vecchia fiamma che ritorna nella sua vita, riaccendendo passioni sopite.
Il progetto di Giorgio e Tommaso è arditissimo perché si prefigge di replicare l’unicità del cervello umano quale sistema logico in grado di superare l’incompletezza dei sistemi teorici.
Mentre il progetto romantico e avveniristico di un sistema integrato, logico e biologico insieme, sembra andare a gonfie vele, e l’interesse di Alessandra per Giorgio sembra trasformarsi in un sentimento più importante, un evento inatteso interrompe l’idillio.
Qual è la causa? Chi ha interesse a ostacolare un tale esperimento? Quali timori può sollevare? E cosa ha a che fare tutto questo con il teorema di Gödel? Vi è forse nascosto un insondabile segreto?
Giorgio si sente tradito e il clima di entusiasmo che accompagnava i giorni dell’esperimento si trasforma in un cupo sospetto per tutto e tutti: si tratta della rivalità di qualche collega o l’interesse di qualcuno molto vicino a Giorgio?
Le indagini al Centro delle Ricerche procedono in un crescente clima di personali diffidenze, ipotesi di complotti e un’ombra che consuma il protagonista e lo accompagna a un finale sconcertante e inguaribile allo stesso tempo.

Personaggi: Giorgio Morandini è un ingegnere, ricercatore nel campo delle tecnologie informatiche della conoscenza. La sua è una vita rutinaria, caratterizzata da sogni coltivati per lungo tempo e interessi che vanno ben al di là delle competenze di un ingegnere informatico.
Gli incontri con Tommaso e Alessandra, per ragioni diverse, sembrano stravolgere la sua vita e dare nuova linfa alle sue ambizioni romantiche che sembrano davvero a un punto di svolta.
Da un lato la collaborazione con Tommaso sembra concretizzare i sui sogni avveniristici, dall’altro l’incontro con Alessandra sembra sanare le inquietudini della tarda adolescenza.
In quella stagione Giorgio apprezzerà una pienezza dimenticata, la dimensione estetica della realtà e con essa le passioni della prima giovinezza.
Ma gli eventi s’incaricheranno di riportarlo a una verità più amara del previsto, alla percezione di un assoluto quanto mai sfuggente, assaporato soltanto nel calore opprimente di una stagione abusiva e nella visione estatica di un mondo lontano, irragionevole, visto dall’alto di quella collina.

Tommaso Corti è un biologo, da poco arrivato al centro di ricerca. A differenza di Giorgio, Tommaso appare molto determinato a raggiungere i suoi obiettivi. Col suo entusiasmo riesce a coinvolgere Giorgio in un progetto che pochi avrebbero concepito, tale da poter sovvertire il concetto stesso di evoluzione umana, accettando la sfida di metterlo in pratica.
L’entusiasmo di Tommaso si trasforma ben presto in un’attenzione maniacale ai particolari dell’esperimento, fino a una forma di ossessione, che tuttavia Giorgio interpreta come un’indole naturale del collega, come naturale è la sua precoce calvizie, la dipendenza dal fumo, l’insofferenza e la tendenza a infrangere le regole.
Giorgio in un primo tempo finisce per tollerare il carattere di Tommaso perché, in fondo, lo aiuta a procedere nell’esperimento nonostante i dubbi e le difficoltà. Ma non appena Giorgio inizia ad avere i primi sospetti su di lui, anche le ossessioni di Tommaso vengono riviste in retrospettiva, analizzate e sezionate una ad una, in un quadro diffuso di diffidenze, fino all’epilogo della storia, piano e sconcertante al tempo stesso, dove anche le ossessioni di Tommaso trovano una spiegazione e un fondamento inquietante.

Alessandra Calleni è descritta da Giorgio stesso come “l’immagine dell’indipendenza femminile”. Per l’adolescente Giorgio è stata un’ideale di bellezza, e tale sembra rimasta ai suoi occhi, dopo il nuovo incontro a distanza di più di vent’anni. Alta, capelli neri e lisci, Alessandra appare pienamente compresa nella sua attività professionale, tale da colmare una condizione di vuoto e disillusione sul piano affettivo. Per questo motivo appare la più sorpresa quando la curiosità per il progetto di Giorgio si trasforma in un sentimento più importante per l’amico di un tempo. Il nuovo clima è del tutto inatteso per lei, e sorprende entrambi quando si manifesta coi tratti di una vicenda nuova e antica al contempo.
Lo sguardo di Giorgio verso Alessandra è di tenerezza e ammirazione insieme, mentre lei spesso si rivela illeggibile e inafferrabile ai suoi occhi. Per Giorgio l’inafferrabilità di Alessandra si trasformerà ben presto in un amaro sospetto che contribuisce alla caduta di tutte le sue certezze. Ma anche Alessandra si scoprirà indifesa quando le vicende umane si sovrapporranno a quelle lavorative.
Lo svelamento delle reali intenzioni di Alessandra rappresenta per Giorgio ben più di un tradimento professionale e umano: è la caduta stessa del proprio ideale romantico, l’inevitabile declino dei propri sogni, nella constatazione amara che il desiderio d’amore troppo spesso si sovrappone alla sua nostalgia.

Michele Vallini è un collega del centro di ricerca e l’antitesi professionale e umana di Giorgio. Egli rappresenta tutto ciò che per Giorgio un ricercatore non dovrebbe essere: ambizioso di posizioni di potere, al soldo di multinazionali che finanziano la ricerca scientifica, sembra agire per fini utilitaristici e i suoi comportamenti appaiono opachi fin dall’inizio del racconto. Quando il progetto di Giorgio e Tommaso sembra essere stato sabotato, appare fin troppo naturale la concentrazione dei sospetti su di lui; fin troppo ovvio il suo interesse a impedire il successo dei colleghi e a bloccare i finanziamenti di ricerca su quei progetti. Ma Vallini sarà solo la chiave d’ingresso per la scoperta di una realtà che trascende le volontà stesse dei personaggi e li consegna a un comune impenetrabile destino.

Il Direttore del Centro di Ricerche appare una figura quasi paterna per Giorgio e pienamente attento a difendere la reputazione del Centro che dirige. Rappresenta un punto di equilibrio fra interessi contrapposti, tanto da essere a conoscenza di trame precedenti alla vicenda del progetto rivoluzionario di Morandini e Corti. Il prestigio di cui gode nella comunità scientifica si manifesta agli occhi di Giorgio in una voce quasi interiore, saggia e confidente.

Ambientazione: contemporanea

Stile: contemporaneo

Messaggio: Il Paradosso di Epimenide è un inno alla ricerca scientifica e un lungo moto di stupore per il mistero della nostra mente.

Il protagonista, Giorgio Morandini, è uno scienziato che aderisce profondamente al metodo razionale d’indagine della realtà, mai distinto dal riconoscimento dei suoi limiti.

Il Teorema di Gödel rappresenta la dimostrazione formale di questo assunto. Secondo Giorgio Morandini il teorema “ci dice che la ragione non può che osservare la realtà come un sistema ‘coerente’, e per questo deve rinunciare alla dimostrabilità di alcune affermazioni che intuisce come ‘vere’”, quindi, continua Giorgio, “in fondo il teorema di Gödel è una rivoluzione sul piano teorico: afferma la superiorità di ciò che appare intuitivamente certo a ciò che è matematicamente dimostrato!”

Gli avvenimenti, i colpi di scena del romanzo, hanno questo fondo di verità: l’intuito, il superamento della logica deterministica serve a completare le capacità della mente umana, ne caratterizzano l’unicità.

Tutto il romanzo è inteso a sostenere quest’assunto. 

Questo in fondo è il senso dell’esperimento avveniristico di Giorgio e del collega Tommaso: costruire un’intelligenza artificiale usando materiale biologico e replicare l’unicità del cervello umano quale sistema logico in grado di conciliare e superare i limiti dei sistemi teorici.

Per Tommaso la sfida è arditissima perché rappresenta un passo decisivo nella creazione di un’intelligenza artificiale dalle caratteristiche umane, fino al punto di riportare alla coscienza un cervello biologico. Per Giorgio quell’esperimento significa qualcosa in più: vuol dire indagare il cervello umano con strumenti nuovi e spingersi, con i metodi della ragione, ai suoi stessi limiti. Entrambi hanno la piena coscienza dell’unicità di un esperimento che potrebbe sovvertire il concetto stesso di evoluzione umana.

Questo è anche il senso del gioco del tennis, di cui Giorgio è un profondo appassionato. Il tennis è rappresentato più come un gioco psicologico, come un match contro se stessi, come materia d’indagine letteraria, che non come uno sport. Quella materia può essere letta in pura chiave psicanalitica: il gioco efficace si caratterizza dalla sensibilità che si ha sulla palla, dal dominio su di essa, dal gesto che “non ammette dubbi o irresolutezze”. Eppure, come osserva Alessandra, l’amica di Giorgio, anche nel tennis “non si vince un match con la sola logica”, è necessaria una preparazione fisica, e in definitiva un’intuizione per le strategie di gioco che passa attraverso altri tipi di sensibilità e conoscenza.

La nuova esperienza psicologica cui va incontro il cervello biologico dell’esperimento di Giorgio e Tommaso è come l’esperienza psicologica di una partita di tennis, e come tale può avere successo o meno.

Anche l’esito dell’esperimento in definitiva risulterà insieme un fallimento e un successo.

E’ un fallimento perché con la morte del cervello biologico e la cessazione delle capacità intellettive, fallisce il tentativo di indagare il limite della ragione umana.

Ma è anche un successo perché dal punto di vista scientifico i due riescono a osservare le evidenze di un comportamento intelligente, che in un cervello organico si manifesta con caratteri di intuizione e autocoscienza. 

Ma più di ogni altra cosa, l’esperimento ci dice che il dubbio, la mancanza di risposte logiche alle domande fondamentali della vita, può ucciderti senza il riconoscimento intuitivo del segreto che ci trascende e che sta al fondo delle cose, dell’essenza intima della loro stessa natura.

Infine il romanzo è una lunga storia d’amore: l’amore per la scienza dal volto umano, innanzitutto. Il romanzo è infatti anche una critica alla corrente concezione taumaturgica della tecnologia, alla quale si tende a ricondurre la soluzione di ogni questione umana. Per Giorgio Morandini invece la tecnologia deve confrontarsi con la dimensione filosofica della scienza, col mistero della vita e della mente, evocate dal teorema di Gödel, nella percezione di una realtà che ci precede.

Anche l’amore di Giorgio per Alessandra, riacceso dal nuovo incontro dopo molti anni, è la prova dell’inafferrabilità del mistero che circonda l’essenza delle cose. Anche il sentimento di Giorgio per Alessandra è vissuto come un mistero, come un inganno, ed è evocato nella sua pienezza solo quando assume i contorni della speranza o del ricordo.

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